Comunicato Ministeriale 30 giugno 2026
Elenco piattaforme in dismissione mineraria – Anno 2026
D.M. 15/02/2019 recante “Linee guida nazionali per la dismissione mineraria delle piattaforme per la coltivazione d’idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse”
Per la dismissione delle piattaforme a mare e delle infrastrutture connesse si applica il Decreto del 15 febbraio 2019 adottato dal Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e con il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 57 dell’8 marzo 2019, recante “Linee guida nazionali per la dismissione mineraria delle piattaforme per la coltivazione di idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse”.
Tali Linee Guida stabiliscono le procedure, comprensive dei tempi e delle modalità da seguire, per la dismissione mineraria o per l’eventuale riutilizzo delle piattaforme e delle infrastrutture connesse già utilizzate per la coltivazione da giacimenti di idrocarburi esauriti o comunque non utilizzabili, o non suscettibili di assicurare ulteriormente produzione in quantità commerciale nell’ambito delle concessioni minerarie.
L’art. 5 delle Linee Guida prevede, nello specifico, al comma 1 che “le società titolari di concessioni minerarie comunicano entro il 31 marzo di ogni anno l’elenco delle piattaforme i cui pozzi sono stati autorizzati alla chiusura mineraria e che non intendono utilizzare ulteriormente per attività minerarie […]”. La DGFTA, previo parere tecnico rilasciato dalle Sezioni UNMIG competenti, valuta se nell’elenco ricevuto sono inserite piattaforme e infrastrutture connesse delle quali le condizioni strutturali e degli impianti possano consentire il riutilizzo, e, acquisiti i pareri dei competenti Uffici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (DGVA) e del Ministero della Cultura per gli aspetti di rispettiva competenza, pubblica sul BUIG e sul proprio sito web, entro il 30 giugno di ogni anno, l’elenco delle piattaforme e infrastrutture connesse in dismissione mineraria che devono essere rimosse secondo le procedure previste dalle stesse Linee Guida. Nell’elenco predetto, sono altresì indicate, ferme le valutazioni dei competenti uffici del MASE (Direzione Generale Valutazioni Ambientali – DGVA) e del Ministero della Cultura, le piattaforme e le infrastrutture connesse che, a seguito della verifica prevista, possono essere riutilizzate.
Per le piattaforme indicate come da dismettere nel predetto elenco, le società titolari delle concessioni sono tenute a presentare istanza per l’autorizzazione alla rimozione entro 10 mesi dalla data di pubblicazione dell’elenco medesimo, mentre per le piattaforme indicate come suscettibili di usi alternativi, le società o enti interessati al riutilizzo possono invece presentare istanza di riutilizzo entro 12 mesi dalla data di pubblicazione dell’elenco; tale istanza è pubblicata sul BUIG del mese successivo alla data di presentazione. Qualora (decorsi i predetti 12 mesi dalla data di pubblicazione dell’elenco contenente le piattaforme che, a seguito della verifica prevista, possono essere riutilizzate) non vi fosse alcuna manifestazione di interesse per l’uso alternativo delle piattaforme in elenco, l’operatore titolare della concessione ha 10 mesi di tempo, dallo scadere del termine per la presentazione del progetto di riutilizzo, per depositare l’istanza di relativa rimozione.
Ciò premesso, si richiama che nell’ultimo Elenco delle piattaforme e infrastrutture da rimuovere senza possibilità di riutilizzo, aggiornato nel BUIG – Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse – Anno LXX N. 5 – 31 Maggio 2026, sono presenti le piattaforme ADA 2, ADA 3, ADA 4, AZALEA A, FABRIZIA 1, JOLE 1, PC 73, ARMIDA 1, REGINA 1, VIVIANA 1, ANTARES 1, SAN GIORGIO MARE 3, PORTO CORSINI MARE SUD 1, PORTO CORSINI MARE SUD 2 e DIANA, mentre nell’Elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente ma con possibilità di riutilizzo con scopi diversi dall’attività mineraria di estrazione di idrocarburi è presente la piattaforma PENNINA.
Nella situazione specifica relativa all’anno 2026, entro il 31/03/2026 è pervenuta, in adempimento dell’art. 5 comma 1 del D.M. 15/02/2019, la comunicazione della società:
- ENI S.p.A. di cui alla nota prot. n. ENI 420/DICS del 27/03/2026 (agli atti del Ministero con prot. 68021 del 27/03/2026), comprensiva dei relativi allegati ex art. 6 del D.M. 15/02/2019, con la quale la società riporta nell’elenco delle strutture i cui pozzi sono stati autorizzati alla chiusura mineraria la piattaforma a 4 gambe SQUALO (afferente alla concessione B.C9.AS).
La Div. V di questa Direzione Generale per quanto riguarda l’elenco presentato da ENI, ha inviato, con nota prot. 77746 del 10/04/2026 (reinviata al MIC con nota prot. 99178 dello 08/05/2026 causa problemi di ricezione), indirizzata alla Sezione UNMIG dell’Italia Centro Nord (Sede di Roma), alla Direzione Generale valutazioni ambientali (VA) di questo Ministero e alla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Servizio V Tutela del Paesaggio del Ministero della Cultura, la richiesta dei pareri di competenza rispettivamente di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 5 del D.M. 15/02/2019.
Al riguardo, sono stati ricevuti i seguenti pareri per la piattaforma in parola.
Piattaforma SQUALO
- Parere della Divisione VII – Sezione UNMIG dell’Italia Centro Nord – sede di Roma della DGFTA del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza (nota prot. n. 112036 del 26/05/2026) e richiesta di chiarimenti della Div. V di questa Direzione Generale (nota prot. n. 113776 del 28/05/2026).
Per la piattaforma SQUALO, la Sezione UNMIG dell’Italia Centro Nord – sede di Roma, con il parere 112036 del 26/05/2026 rappresenta quanto segue:
“La piattaforma SQUALO è installata nel mare Adriatico a circa 23 km al largo di Pineto (TE) in un fondale di 70.0 m (riferimento L.A.T.) …omissis…La piattaforma ospita 6 pozzi tutti chiusi minerariamente. Sulla piattaforma sono ancora presenti tutti gli impianti anche se in totale stato di fermo operativo, fatta eccezione per gli impianti di segnalamento marino ed aiuto alla navigazione, la piattaforma è stata inoltre oggetto di attività di adeguamento alla chiusura mineraria. La sottostruttura è un jacket di tipo ibrido main pile/skirt pile avente una struttura tubolare tronco piramidale di base quadra, di 24.98 x 24.98 m, e di 6 x 6 m in sommità ad el. +12.0m LAT (Lowest astronomical tide). Il jacket supporta il modulo teste pozzo utilizzato per la perforazione dei pozzi prima dell’installazione del deck. Il modulo testa pozzo è direttamente saldato ai pali infissi nella gamba del jacket. Il modulo testa pozzo è interamente inglobato nella struttura del deck con il piano parziale ad elevazione +12.0 m e presenza di accessi al primo piano del deck ad elevazione 17 m. Il deck della piattaforma SQUALO è una struttura a tre livelli con gli impianti e le sale tecniche. Le colonne formano un quadrato di dimensioni 6 x 6 m. Nel lato nord del deck sono installate le teste pozzo e gli impianti di processo e trattamento gas nei piani a quota +12 m e +17 m LAT. Le sale tecniche e le aree comuni sono posizionate nel piano + 22.0 m LAT, mentre sul lato Sud della piattaforma, in corrispondenza del piano +22.0 m LAT, è presente un impianto fotovoltaico di recente installazione. Il piano +22.0 m LAT è interamente sormontato da un eliporto che si trova a quota +28.0 m LAT attualmente non più operativo. Il deck è una struttura costituita da elementi tubolari e da profili in acciaio, idonea a ricevere i carichi di impianto ed i sovraccarichi accidentali di progetto. La struttura è costituita dai seguenti piani:
- Eliporto a quota +28.0m LAT, 18.91 m (diametro);
- Main deck a quota +22.0 m LAT, 22.0 m x 22.0 m;
- Cellar deck a quota +17 m LAT, 18.0 m x 18.0 m;
- Lower deck a quota +12 m LAT, 10.0 m x 10.0 m;
Due rampe scale collegano l’attracco ai tre piani del deck. Varie indagini commissionate a ditte specializzate dal r.u. ENI dal 2019 ed allegate alla nota in oggetto hanno evidenziato ad oggi la sostanziale integrità strutturale della piattaforma e le discrete condizioni sia del jacket che del sovrastante deck.
È stato allegato anche il documento “Quadro ambientale art. 6 D.M. 15/02/2019 piattaforma Squalo” dove si analizzano le interazioni tra la piattaforma e l’ambiente circostante, in superficie ed in profondità, comprensivo degli aspetti pertinenti il paesaggio ed il patrimonio culturale.
Nel documento “ENI S.p.A Piattaforma SQUALO Ispezione periodica alla sottostruttura Rapporto Finale Doc. n. 10614-RF-01” del 01/10/2019 non si evidenzia nessuna anomalia strutturale. Si segnala uno stato di corrosione generale della parte emersa del jacket, presenza di numerosi detriti, nonché resti di reti da pesca e numerose incrostazioni definite nella norma. Si segnalano valori di protezione catodica contro la corrosione marina fuori norma e l’assenza o il cattivo stato di conservazione di alcuni anodi.
Nel documento, anch’esso allegato alla nota in oggetto, “Eni S.p.A. Piattaforma Squalo Valutazione di Integrità Strutturale Doc. N. P0045039-H1 Rev. 0 – Marzo 2025” redatto da Rina Consulting Spa in data 12.03.2025, si valutano i risultati degli interventi e ispezioni successivi all’ispezione del 2019 di cui sopra, che consistevano principalmente in: – nel periodo compreso tra il 23 Ottobre e il 13 Novembre 2021, l’installazione di nuovi anodi sacrificali da parte della società Marine Consulting International S.r.l, in sostituzione di quelli esauriti; – in data 9 Agosto 2023, un’ispezione visiva della sottostruttura della piattaforma Squalo al fine di rilevare e valutare l’estensione e lo spessore dell’accrescimento marino, effettuato dalla stessa Marine Consulting International S.r.l.. A seguito dell’ispezione è stato effettuato un intervento di disincrostazione; – nel mese di Giugno 2024, la Bourbon Offshore DNT S.r.l. ha eseguito delle verifiche dell’orientamento e dell’inclinazione della piattaforma, non riportando anomalie.
Sulla base di queste verifiche la società Rina conclude: “…. Dato che dalle ispezioni descritte nei precedenti paragrafi non sono state evidenziate particolari anomalie, danni o cedimenti strutturali, tenendo inoltre in considerazione dell’adeguata riserva di resistenza confermata dai risultati ottenuti dall’analisi ingegneristica a collasso progressivo e, infine, alla luce delle misurazioni dell’inclinazione e dei lavori di manutenzione recentemente effettuati, si ritiene che l’esito della valutazione dell’integrità della piattaforma sia soddisfacente.”
Per quanto documentato, gli scriventi non rilevano dunque elementi di criticità strutturale o tecnologica tali da inibire, in via preliminare, lo screening di fattibilità finalizzato al reimpiego della menzionata infrastruttura in ambiti differenti da quello originario.
Ad ogni buon conto, relativamente agli interventi strutturali necessari per la riqualifica della piattaforma per scopi minerari, si rammenta essere presente agli atti dell’Ufficio l’allegata nota Eni, prot. 113/DICS del 31/01/2025, con la quale la società, rispondendo alla richiesta di integrare la Relazione tecnico-economica trasmessa per la rinuncia alla concessione, segnalava la stima dell’eventuale adeguamento della piattaforma indicando costi per il ripristino della sovrastruttura e per il rinforzo strutturale del jacket, a quella data, quantificati in …omissis…”.
- Richiesta chiarimenti della Div. V della DGFTA
Si precisa che al riguardo, la Div. V della DGFTA ha richiesto alla Sezione UNMIG dell’Italia Centro Nord – sede di Roma, con nota prot. n. 113776 del 28/05/2026, di chiarire quanto segue:
“Considerata la nota della Sezione (prot. 112036 del 26-05-2026) in particolare la conclusione: “Per quanto documentato, gli scriventi non rilevano dunque elementi di criticità strutturale o tecnologica tali da inibire, in via preliminare, lo screening di fattibilità finalizzato al reimpiego della menzionata infrastruttura in ambiti differenti da quello originario”. “Considerati inoltre la comunicazione e allegati in oggetto, in particolare la “Valutazione di integrità strutturale – Doc . N. P0045039-H1 Rev. 0 – Marzo 2025” del RINA Consulting S.p.A che conclude come segue: “In conclusione, dato che dalle ispezioni descritte nei precedenti paragrafi non sono state evidenziate particolari anomalie, danni o cedimenti strutturali, tenendo inoltre in considerazione dell’adeguata riserva di resistenza confermata dai risultati ottenuti dall’analisi ingegneristica a collasso progressivo e, infine, alla luce delle misurazioni dell’inclinazione e dei lavori di manutenzione recentemente effettuati, si ritiene che l’esito della valutazione dell’integrità della piattaforma sia soddisfacente”.
“Rilevato che l’ultimo capoverso della nota di codesta Sezione UNMIG menziona elementi di stima economica (pari a …omissis…) quantificati dalla società Eni S.p.A. per l’eventuale adeguamento strutturale ai fini della prosecuzione dell’attività mineraria. Considerato che il citato art. 5, comma 2, del D.M. 15/02/2019 ancora lo scrutinio dell’Organo tecnico Ministeriale alla verifica oggettiva delle “condizioni strutturali e degli impianti” idonee a consentire il riutilizzo, prescindendo dalle valutazioni di sostenibilità economica del privato concessionario o dalla futura destinazione d’uso della struttura. A seguito di quanto sopra indicato, stante l’attestata assenza di criticità strutturali o tecnologiche, lo scrivente Ufficio ritiene che il parere di codesta Sezione UNMIG sia da intendere quale attestazione di idoneità tecnico-strutturale della piattaforma Squalo all’utilizzo anche per scopi alternativi, configurando i presupposti tecnico-giuridici per il conseguente inserimento della piattaforma Squalo nell’elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente ma con possibilità di riutilizzo ai sensi del dettato normativo. Tutto ciò premesso, al fine di garantire la linearità dell’azione amministrativa e la certezza del quadro istruttorio propedeutico alla pubblicazione dell’Elenco entro il termine del 30 giugno 2026, si invita codesta Sezione UNMIG a confermare la predetta interpretazione ovvero a rimettere contrari e motivati chiarimenti di stretta competenza entro e non oltre il 5 giugno 2026. Decorso inutilmente il citato termine, la predetta interpretazione si intenderà condivisa e questa Divisione procederà d’ufficio agli adempimenti successivi conformemente alla stessa, attesa l’improcrastinabile esigenza di garantire il rispetto della scadenza del 30 giugno 2026.”
In virtù del decorso infruttuoso del termine del 5 giugno 2026, espressamente assegnato con la citata nota prot. n. 113776 del 28/05/2026, e in assenza di contrari o motivati chiarimenti tecnici da parte della competente Sezione UNMIG, deve ritenersi definitivamente consolidato l’esito del confronto istruttorio interorganico. L’interpretazione della Divisione V – secondo cui l’espressa assenza di criticità strutturali o tecnologiche e l’esito complessivamente soddisfacente delle verifiche del RINA integrano l’accertamento oggettivo richiesto dall’art. 5, comma 2, del D.M. 15/02/2019 – risulta l’unica coerente con i principi di celerità, efficacia e buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.; art. 1, l. n. 241/1990), inderogabili al fine di assicurare la pubblicazione dell’Elenco entro il termine di legge del 30 giugno 2026. Pertanto, l’idoneità tecnico-strutturale della piattaforma Squalo all’utilizzo per scopi alternativi si intende definitivamente accertata in via amministrativa, configurando l’obbligo per questa Direzione Generale di procedere all’inserimento d’ufficio della medesima nella Parte b) del menzionato Elenco.
- Parere della Div IV – Procedure di valutazione VIA e VAS della DG Valutazioni Ambientali (DGVA) – Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (prot. 126385 del 16/06/2026).
Per la piattaforma Squalo, il MASE – DGVA- Div. IV nella propria nota prot. 126385 del 16/06/2026 riporta quanto segue.
“Elementi d’interesse ambientale – La piattaforma ricade in un’area caratterizzata dalla presenza della biocenosi dei Fanghi Terrigeni Costieri (VTC). Tale biocenosi si sviluppa parallelamente alla fascia sabbiosa lungo il litorale e raggiunge la costa sporadicamente, come nei pressi di Pescara. È caratterizzata da una ridotta diversità specifica, e dominata dal gasteropode Turritella tricarinata communis e dai bivalvi Corbula gibba e Nucula nucleus. Il quadro ambientale fornito dal proponente riporta dati di letteratura generali per quanto riguarda la descrizione delle biocenosi, e non lo approfondisce con uno studio puntuale dell’area della piattaforma.
Per quanto riguarda la presenza di aree protette e aree importanti per la biodiversità, essa è stata esaminata nell’intorno delle 12 nm (miglia nautiche) dalla piattaforma “Squalo”, pari a 22,2 km: l’unica presente nelle vicinanze della piattaforma Squalo è l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano (comprendente la Zona Speciale di Conservazione IT7120215 – Torre del Cerrano), la quale ricade nell’area buffer delle 12 nm, essendo situata circa 7 nm a SO dalla piattaforma stessa. La zonazione dell’AMP ha andamento da costa al largo, per cui le zone sottoposte a tutela più rigorosa si trovano più vicine alla costa e più lontane dalla piattaforma.
In prossimità della piattaforma, nonché all’interno del buffer di 12 nm non sono presenti aree specialmente protette d’importanza mediterranea (ASPIM). Tuttavia, si segnala la fossa di Pomo (o fossa di Jabuka), una depressione sottomarina situata nel Mar Adriatico centrale, a circa 14 nm di distanza, una FRA (Fishery Restricted Area) internazionale dal 2017, istituita a tutela delle zone di riproduzione (nursery) delle specie ittiche d’importanza commerciale (Pomo marine reserve |MedReAct).
La piattaforma “Squalo” è posta tra le due aree che costituiscono l’IBA marina “Medio Adriatico” (una porzione distante circa 8 nm a NW e l’altra a circa 18 nm a SE) e per le quali è riscontrabile una sovrapposizione parziale con il buffer di 12 nm. L’IBA in questione è stata istituita per la particolare frequentazione dell’area da parte della berta maggiore (Calonectris diomedea), nidificante all’Arcipelago delle Tremiti (LIPU – ISPRA, 2015).
Infine, in corrispondenza della piattaforma non risultano aree appartenenti alla Rete Natura 2000; inoltre non sono presenti aree comprese nella convenzione di Ramsar, né in prossimità della piattaforma né all’interno della zona buffer.
Conclusioni – Alla luce delle informazioni riportate nel quadro ambientale, nella relazione descrittiva e all’interno del parere rilasciato dalla Sezione UNMIG dell’Italia Centro-Nord, relativi alla dismissione delle piattaforme in oggetto, si rappresenta quanto segue.
La piattaforma “Squalo” non interferisce direttamente con aree marine protette, aree marine di pregio ambientale, aree specialmente protette d’importanza mediterranea, aree della Rete Natura 2000, né con aree importanti per la biodiversità, poiché è ubicata ad una distanza maggiore di 5 km da ciascuna di esse. Tuttavia, la sua posizione intermedia tra l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e la fossa di Pomo rende interessante uno studio approfondito delle biocenosi instauratesi col tempo sulle strutture del jacket in prossimità del fondo, al fine di poter valutare un decommissioning parziale/reefing in situ a scopo conservativo e di implementazione della biodiversità.
Relativamente ad altri aspetti concernenti il contesto socioeconomico, non si rilevano criticità legate alle operazioni di rimozione, totale o parziale, della suddetta piattaforma e delle strutture connesse; dal già citato parere rilasciato dalla Sezione UNMIG dell’Italia Centro-Nord, emerge che la piattaforma interessata, come sopra indicato, potrebbe essere destinata al reimpiego in ambiti differenti da quello originario, previa analisi di fattibilità.
In conclusione, si rimanda comunque per l’esecuzione dei lavori, siano essi di riutilizzo o di decommissioning, all’acquisizione delle necessarie autorizzazioni e nulla osta in materia ambientale, nonché all’adozione di tutte le misure di sicurezza delle persone e delle cose.”
In ordine alle risultanze del parere sopra riportato, questa Direzione Generale prende atto che la collocazione geografica dell’infrastruttura rende opportuno lo sviluppo di uno studio approfondito delle biocenosi instauratesi nel tempo sulle strutture del jacket in prossimità del fondale, al fine di valutare un potenziale decommissioning parziale (reefing in situ). Al riguardo, si evidenzia che, sebbene le forme di decommissioning parziale finalizzate alla tutela della biodiversità marina e degli ecosistemi formatisi a ridosso delle strutture trovino un progressivo riconoscimento nell’ordinamento e nei vigenti orientamenti di fonte primaria (Legge 7 maggio 2026, n. 70 “Valorizzazione della risorsa mare”), il D.M. 15 febbraio 2019 ancora allo stato l’attuale procedura ordinaria alla rimozione totale ovvero al riutilizzo integrale per scopi diversi dall’attività mineraria di estrazione (e dovrà pertanto essere aggiornato).
Si rileva, altresì, che la realizzazione del summenzionato studio biologico viene configurata dal predetto parere della DGVA quale elemento di interesse conoscitivo e programmatico; essa non assume, pertanto, la natura di prescrizione o condizione ostativa vincolante ai fini del presente inserimento in elenco. La nota ministeriale in esame attesta, in ogni caso, che gli elementi documentali acquisiti non evidenziano criticità ambientali o socio-economiche tali da inibire l’analisi di fattibilità finalizzata al reimpiego della struttura in ambiti funzionali differenti da quello originario.
Tutto ciò premesso e considerato, le risultanze istruttorie trasmesse dalla DGVA integrano i presupposti di assenso all’inserimento della piattaforma SQUALO nella Parte b) dell’Elenco, specificatamente denominata “Elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente ma con possibilità di riutilizzo con scopi diversi dall’attività mineraria di estrazione di idrocarburi”, rinviando alla successiva fase approvativa del progetto definitivo: l’esatta definizione delle modalità esecutive (siano esse di riutilizzo o di decommissioning parziale/totale), l’approfondimento dei pertinenti studi d’impatto e l’acquisizione dei relativi titoli abilitativi e nulla osta ambientali.
- Parere del Servizio V – Tutela del paesaggio della Direzione generale Archeologia belle arti e paesaggio del Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale – DIT del Ministero della Cultura (prot 136604 del 30/06/2026).
Per la piattaforma SQUALO, il Servizio V della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del DIT del Ministero della Cultura con nota prot 136604 del 30/06/2026 ha espresso il seguente parere.
“Considerato che, come rilevato dalla Soprintendenza ABAP per le province di L’Aquila e Teramo nel proprio parere endoprocedimentale reso con la nota su menzionata, la piattaforma denominata “Squalo” è collocata a circa 18 Km al largo di Pineto (TE) in un fondale di 70,00 metri. Si trova in un ambito caratterizzato dalla presenza di piattaforme site in maggiore prossimità alla linea di costa, fra cui le piattaforme “Viviana 1”, “Fratello n. 1-2”, “Fratello – C”, “Fratello Est – 2”, “Simonetta”, e di piattaforme collocate a maggiore distanza come quella in oggetto, fra cui quelle collocate a nord al largo di Giulianova e denominate “Eleonora” e “Camilla 2” e quelle collocate al largo di Pineto e Roseto degli Abruzzi e denominate “Emma-W” e “Giovanna”.
La piattaforma “Squalo” ospita n. 6 pozzi minerariamente inattivi ed è costituita da:
– una sottostruttura di tipo ibrido main pile/skirt (jacket) costituita da una struttura tubolare tronco piramidale di base quadrata (24,98×24,98 e 6×6 in sommità) e fondazioni realizzate con n. 4 pali aventi infissione nel suolo di circa 100-110 metri e n. 4 pali inseriti nelle guide presenti nel piano 70m LAT aventi un’infissione di circa 28 metri. Dalle indagini eseguite tali strutture non presentano criticità;
– una sovrastruttura (deck)in cui è inglobato il modulo testa pozzo utilizzato per la perforazione dei pozzi che si eleva per circa 22 metri. Il deck in questo caso è costituito da tre livelli in cui sono collocati impianti e sale tecniche; sul lato nord sono installate le teste pozzo e gli impianti di processo e trattamento gas (quota +12m e + 17m); sul lato sud è presente l’impianto fotovoltaico di recente installazione (quota + 22m). Al piano + 28m è presente un eliporto non più operativo. I vari piani sono collegati da due rampe di scale. Dalle indagini eseguite risulta che la lamiera bugnata del piano è in discreto stato di conservazione; i corrimani sono in buono stato di conservazione, così come i quattro golfari di sollevamento utilizzati per l’installazione e presenti sotto il piano dell’eliporto;
– un fascio di condotte che collega la piattaforma alla centrale di Pineto per una lunghezza complessiva di circa 21,1 km.”.
Considerato quanto segue circa il quadro delle tutele verificato dalla competente Soprintendenza ABAP per le province di L’Aquila e Teramo in un’area vasta di indagine plausibilmente interessata dalla visibilità dell’intervento:
TUTELA DEL PAESAGGIO
Decreti di dichiarazione di notevole interesse pubblico
Comune di Roseto degli Abruzzi
– parte della fascia costiera a nord del Fiume Vomano è tutelata ai sensi dell’art. 136 del Codice, per effetto del D.M. 25.10.1969;
– l’area collinare denominata “Colline del Borsacchio e Colle Vraddo”, è oggetto di proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art. 136, c. 1, lett. a), c), d), di cui alla Delibera di Giunta Regionale n. 662 del 14.10.2025. L’area delle colline del Borsacchio e la retrostante area di Colle Vraddo mostrano spiccate qualità paesaggistiche derivanti dalla presenza di singolari caratteristiche naturali connesse alla presenza di un sistema di insediamento storico fortemente riconoscibile, che materializza il concetto di ‘paesaggio’ di cui all’art. 131 del Codice dei beni culturali e del paesaggio quale “parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana e dalle reciproche interrelazioni”. Tale porzione di territorio, a forma triangolare e con estensione pari a 1774,75 ettari, si identifica a partire dalla Strada provinciale 22e, in prossimità dell’incrocio strada Coste Lanciano, fino ad aprirsi verso mare.
Comune di Pineto
– la fascia costiera che fronteggia l’Area marina protetta della Torre del Cerrano è tutelata ai sensi dell’art. 136 del Codice, per effetto del D.M. 21.06.1985 e del D.M. 17.07.1969;
Aree vincolate Ope Legis ai sensi dell’art. 142 del Codice
– l’area costiera compresa fra i comuni di Pineto e Roseto degli Abruzzi nella profondità di 300 metri dalla linea di battigia è tutelata ai sensi dell’art. 142, comma 1 lett. a) del Codice;
– le aste fluviali del Torrente Calvano, Torrente Cerrano e Torrente Concio, perpendicolari alla costa in corrispondenza dell’Area marina protetta della Torre del Cerrano, sono tutelate ope legis ai sensi dell’art. 142, comma 1 lett. c) del Codice;
TUTELA ARCHEOLOGICA
All’interno dell’area interessata dalla Piattaforma SQUALO non risultano presenti beni di interesse archeologico, né risultano istituite zone archeologiche marine.
Comune di Pineto
– Decreto n. 127 del 06.11.2023 di Dichiarazione dell’Interesse culturale dell’Antico Porto del Cerrano.
Considerato che al largo del tratto costiero compreso tra i comuni di Pineto e Roseto degli Abruzzi (provincia di Teramo) e Montesilvano (provincia di Pescara) è presente un numero significativo di piattaforme petrolifere, collocate a distanze dalla costa pari o superiori a 9 km e che, pertanto, si ritiene che l’impatto della piattaforma in argomento debba essere considerato nel contesto più ampio delle infrastrutture offshore esistenti.
La Relazione tecnica evidenzia la posizione della piattaforma in esame rispetto ad altre nove piattaforme presenti nell’area (cfr. figura 2.1, p. 6), concentrate all’interno di un tratto di mare relativamente circoscritto. Tale area si colloca di fronte a contesti sottoposti a tutela, sia per i valori paesaggistici presenti nell’ambito terrestre sia per quelli riconosciuti nell’ambiente marino. Di conseguenza, l’eventuale mantenimento della piattaforma ai fini di un suo riutilizzo si ritiene che debba essere valutato considerando la presenza congiunta delle diverse piattaforme esistenti, caratterizzate da differenti dimensioni e distanze dalla costa, e il loro effetto complessivo all’interno dell’ampio cono visuale che si apre di fronte all’Area Marina Protetta del Cerrano.
Tanto sopra visto e considerato, questa Direzione generale ABAP ritiene la piattaforma SQUALO idonea all’eventuale riutilizzo per fini diversi dall’estrazione mineraria, data la particolare distanza dalla fascia costiera e la sua ridotta visibilità rispetto alle altre piattaforme presenti nel tratto costiero in argomento, richiamando l’osservanza di quanto di seguito:
– ogni eventuale intervento di adeguamento delle strutture di sostegno esistenti sia progettato in modo da evitare incrementi dell’ingombro visivo della piattaforma Squalo.
e auspicando inoltre:
– che l’eventuale programma di riutilizzo della piattaforma Squalo per finalità di ricerca scientifica o per lo sviluppo di ulteriori attività produttive in ambito marino sia subordinato alla completa dismissione, già prevista, della piattaforma Viviana 1, situata a circa 9 km dalla costa e pertanto maggiormente percepibile dal punto di vista paesaggistico rispetto alla piattaforma in esame;
– che sia in ogni caso garantita, nel medio periodo, la completa dismissione delle piattaforme offshore minerariamente inattive, al fine di consentire il recupero delle specifiche peculiarità paesaggistiche e ambientali del tratto costiero interessato e la piena valorizzazione dei suoi caratteri identitari.
Per quanto attiene agli aspetti di tutela archeologica dei fondali non si ha nulla da osservare. Eventuali prescrizioni inerenti la salvaguardia del patrimonio archeologico potranno essere fornite a seguito della presentazione di un progetto dettagliato di dismissione o eventuale riutilizzo della piattaforma.”
Le condizioni poste dal Ministero della Cultura si intendono recepite quali prescrizioni e criteri direttivi per la successiva fase di approvazione del progetto definitivo di riutilizzo o dismissione. Pertanto, l’atto esprime parere favorevole all’inserimento della piattaforma Squalo nell’elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente con possibilità di riutilizzo.
CONCLUSIONI
Tutto ciò premesso, costituente parte integrante e sostanziale della presente comunicazione, tenendo conto dei pareri di competenza emessi ai sensi del comma 3 dell’art. 5 del D.M. 15/02/2019, si comunica, ai sensi dell’art. 5, comma 4, del D.M. 15/02/2019, che le società o gli enti interessati al riutilizzo della piattaforma SQUALO in Elenco, in possesso dei requisiti indicati dal D.M. 15/02/2019, possono presentare istanze ai sensi del citato decreto in quanto come sopra esposto è possibile il riutilizzo di tale piattaforma.
Si ritiene che le indicazioni sopra riportate e contenute nei predetti pareri della Sezione UNMIG territorialmente competente di questa Direzione Generale, del Ministero della Cultura, e della DGVA Div. IV di questo Ministero, siano da indicare come note a margine nel BUIG quale ulteriore informativa/specifica per i soggetti interessati alla presentazione di istanza di riutilizzo e per gli operatori di settore per tutto quanto di precipua competenza degli stessi. Per approfondimenti si rimanda al sito UNMIG: http://unmig.mase.gov.it.
IL DIRETTORE GENERALE
(Dott.ssa Marilena Barbaro)
Allegati: Elenco piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente aggiornamento al 30 giugno 2026
Allegati: Elenco piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente aggiornamento al 30 giugno 2026
Alla Parte b) – “Elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente ma con possibilità di riutilizzo con scopi diversi dall’attività mineraria di estrazione di idrocarburi” dell’Elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente – è da aggiungere la piattaforma SQUALO.
Parte b) – Elenco delle piattaforme e infrastrutture da dismettere minerariamente ma con possibilità di riutilizzo con scopi diversi dall’attività mineraria di estrazione di idrocarburi
Aggiornamento al 30 giugno 2026
| Nome piattaforma | Concessione mineraria | Operatore | Ubicazione (Lat/Long WGS84) | Tipo piattaforma | Termine presentazione istanza di riutilizzo |
| SQUALO | B.C9.AS | Eni S.p.A. | 42,715657 N 14,244378 E | Jacket a 4 gambe | 30/06/2027 |
Note informative e di specifica per i soggetti interessati alla presentazione di istanza di riutilizzo per la piattaforma SQUALO e per gli operatori di settore per tutto quanto di precipua competenza degli stessi per la piattaforma SQUALO:
– Parere della Divisione VII – Sezione UNMIG dell’Italia Centro Nord – sede di Roma della DGFTA – Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (112036 del 26/05/2026):
Non sono state formulate note specifiche per il riutilizzo non minerario.
– Parere della Div IV – Procedure di valutazione VIA e VAS della DG Valutazioni Ambientali (DGVA) – Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (prot. 126385 del 16/06/2026)
Il parere della DGVA riporta che: “La piattaforma “Squalo” non interferisce direttamente con aree marine protette, aree marine di pregio ambientale, aree specialmente protette d’importanza mediterranea, aree della Rete Natura 2000, né con aree importanti per la biodiversità, poiché è ubicata ad una distanza maggiore di 5 km da ciascuna di esse. Tuttavia, la sua posizione intermedia tra l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano e la fossa di Pomo rende interessante uno studio approfondito delle biocenosi instauratesi col tempo sulle strutture del jacket in prossimità del fondo, al fine di poter valutare un decommissioning parziale/reefing in situ a scopo conservativo e di implementazione della biodiversità.
Relativamente ad altri aspetti concernenti il contesto socioeconomico, non si rilevano criticità legate alle operazioni di rimozione, totale o parziale, della suddetta piattaforma e delle strutture connesse; dal già citato parere rilasciato dalla Sezione UNMIG dell’Italia Centro-Nord, emerge che la piattaforma interessata, come sopra indicato, potrebbe essere destinata al reimpiego in ambiti differenti da quello originario, previa analisi di fattibilità.
In conclusione, si rimanda comunque per l’esecuzione dei lavori, siano essi di riutilizzo o di decommissioning, all’acquisizione delle necessarie autorizzazioni e nulla osta in materia ambientale, nonché all’adozione di tutte le misure di sicurezza delle persone e delle cose.”
– Parere del Servizio V – Tutela del paesaggio della Direzione generale Archeologia belle arti e paesaggio del Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale – DIT del Ministero della Cultura (prot 136604 del 30/06/2026).
Il parere del MIC riporta che: “questa Direzione generale ABAP ritiene la piattaforma SQUALO idonea all’eventuale riutilizzo per fini diversi dall’estrazione mineraria, data la particolare distanza dalla fascia costiera e la sua ridotta visibilità rispetto alle altre piattaforme presenti nel tratto costiero in argomento, richiamando l’osservanza di quanto di seguito:
– ogni eventuale intervento di adeguamento delle strutture di sostegno esistenti sia progettato in modo da evitare incrementi dell’ingombro visivo della piattaforma Squalo.
e auspicando inoltre:
– che l’eventuale programma di riutilizzo della piattaforma Squalo per finalità di ricerca scientifica o per lo sviluppo di ulteriori attività produttive in ambito marino sia subordinato alla completa dismissione, già prevista, della piattaforma Viviana 1, situata a circa 9 km dalla costa e pertanto maggiormente percepibile dal punto di vista paesaggistico rispetto alla piattaforma in esame;
– che sia in ogni caso garantita, nel medio periodo, la completa dismissione delle piattaforme offshore minerariamente inattive, al fine di consentire il recupero delle specifiche peculiarità paesaggistiche e ambientali del tratto costiero interessato e la piena valorizzazione dei suoi caratteri identitari.
Per quanto attiene agli aspetti di tutela archeologica dei fondali non si ha nulla da osservare. Eventuali prescrizioni inerenti la salvaguardia del patrimonio archeologico potranno essere fornite a seguito della presentazione di un progetto dettagliato di dismissione o eventuale riutilizzo della piattaforma.”